| Quando le organizzazioni accumulano dati, assessment e knowledge base ma le decisioni non cambiano, il problema non è informativo ma decisionale. Il collo di bottiglia decisionale blocca l’impatto di assessment e formazione. Serve un’infrastruttura cognitiva e un metodo che trasformi dati e conoscenza in scelte coerenti e sostenibili nel tempo. |
Le organizzazioni oggi dispongono di una quantità di dati senza precedenti su competenze, performance e gap formativi. Eppure molte decisioni strategiche su talenti e sviluppo restano lente, ambigue o rimandate. Il problema non è la mancanza di informazioni, ma il modo in cui la conoscenza viene tradotta in scelte operative.
Quando le informazioni crescono, ma se le decisioni restano lente, ambigue o rinviate siamo in presenza di un collo di bottiglia decisionale (decision bottleneck).
Il collo di bottiglia decisionale: un problema riconosciuto dalla ricerca
Secondo il Chief Executive Council, un decision bottleneck si verifica quando:
- I processi sono rigidi con un sovraesteso sistema di approvazioni
- i dati disponibili non sono strutturati per orientare una scelta
- i processi premiano l’analisi continua più dell’azione verificabile
- i team non sono formati per prendere decisioni informate
In questi contesti, l’aumento di informazioni non accelera le decisioni, ma spesso le rallenta.
Il McKinsey Quaterly evidenzia un dato significativo: solo il 28% dei manager considera buona la qualità delle proprie scelte strategiche. Non per mancanza di analisi, ma per assenza di processi decisionali strutturati che la valorizzino.
Perché assessment e formazione sono particolarmente esposti allo stallo
Assessment e learning nascono per orientare: chi sviluppare, dove investire, quali priorità attivare.
Quando però operano in un contesto di collo di bottiglia decisionale, producono effetti distorsivi ben documentati dalla letteratura.
1. Analisi approfondite, decisioni rimandate
Studi di psicologia decisionale mostrano che l’eccesso di opzioni e informazioni aumenta la probabilità di rinvio della scelta (Iyengar & Lepper, Journal of Personality and Social Psychology).
Nei processi di talent review o pianificazione formativa questo si traduce in:
- risultati discussi più volte
- criteri rinegoziati a ogni ciclo
- decisioni finali “in sospeso”
2. Sovradiagnosi e sotto-intervento
Un effetto ricorrente dei contesti ad alta intensità informativa non è la cattiva decisione, ma la mancata decisione.
La letteratura sul decision making organizzativo mostra che, quando l’incertezza aumenta, molte organizzazioni reagiscono estendendo la fase diagnostica invece di ridefinire i criteri di scelta. Questo comportamento è stato osservato in modo sistematico negli studi sulla overanalysis e sulla escalation of analysis.
Nel campo della valutazione della formazione, questo si traduce in un paradosso operativo ben riconoscibile:
- assessment sempre più sofisticati, con indicatori, livelli e report troppo articolati
- interventi formativi sempre meno mirati, perché manca una decisione netta su priorità, soglie e trade-off
La diagnosi diventa fine a sé stessa e mentre la conoscenza cresce l’impatto resta invariato.
3. Erosione della fiducia nei sistemi di valutazione
Secondo diversi report Gallup quando le persone non vedono una relazione chiara tra valutazione e decisione, l’engagement cala e i processi HR perdono credibilità.
Il problema nasce quando si misura senza conseguenze visibili.
| La letteratura sul data-driven decision making è chiara: le organizzazioni che usano i dati in modo strutturato ottengono migliori performance e maggiore retention. Il punto critico è come sono progettati. I dati funzionano quando: – nascono per supportare una decisione specifica – sono comparabili nel tempo – attivano priorità e soglie operative Con questo impianto diventano decisione, altrimenti rimangono solo informazioni. |
3 segnali che indicano uno stallo decisionale in assessment e formazione
1. I dati esistono, ma non cambiano le scelte
I report sono disponibili, ma nelle riunioni si decide ancora per percezione o seniority.
I dati entrano come conferma, non come base della decisione.
2. Le decisioni avvengono fuori dal processo formale
Assessment e framework esistono, ma la scelta reale avviene in call informali, chat o equilibri politici.
Il processo è corretto, ma irrilevante.
3. I risultati non attivano azioni coerenti
I gap sono evidenti, ma non producono:
- priorità formative chiare
- riallocazione di risorse
- interventi mirati
Il ciclo si interrompe subito dopo la misurazione.
| Senza un’infrastruttura cognitiva, lo stallo ritorna La ricerca sui sistemi complessi (J. Sterman, All models are wrong) mostra che, senza una struttura che mantenga memoria e coerenza, i sistemi tendono a riprodurre gli stessi blocchi. Nel decision making questo significa: – ogni ciclo riparte da zero – le regole non si sedimentano – le decisioni tornano ad essere episodiche È qui che serve un livello diverso: un’infrastruttura cognitiva. |
L’infrastruttura cognitiva: cosa serve davvero
Un’infrastruttura cognitiva non decide al posto delle persone.
Fa qualcosa di più sottile e più potente:
- rende leggibili i dati in funzione delle decisioni
- collega assessment, conoscenza e feedback
- mantiene traccia delle scelte e dei loro effetti
- impedisce che ogni ciclo ricominci da capo
In pratica, trasforma assessment e formazione in un sistema decisionale continuo, non in eventi isolati.
Ma da sola, non basta.
Se non è guidata da un metodo, rischia di diventare un archivio evoluto.
La ricerca sul decision making strategico mostra che i sistemi funzionano quando esiste una coerenza tra tre livelli:
- la conoscenza di riferimento (cosa l’organizzazione considera rilevante)
- i criteri decisionali (come si stabiliscono priorità, soglie, trade-off)
- i meccanismi di feedback (come le decisioni vengono verificate nel tempo).
Il Metodo SKIMUP® nasce esattamente per tenere insieme questi livelli.
Non parte dalla tecnologia, ma da una scelta metodologica chiara:
assessment e formazione devono esistere solo se orientati a una decisione praticabile.
Poiché ogni decisione si fonda su una conoscenza di riferimento, l’impiego della knowledge base è la base su cui vengono costruite domande, criteri di lettura e feedback, rendendo assessment e formazione coerenti con ciò che l’organizzazione chiede davvero.
Cambiare prospettiva: da misurare a decidere
Il collo di bottiglia decisionale nei processi di valutazione e formazione non si supera raccogliendo più informazioni, ma progettando assessment e formazione come componenti di un sistema decisionale integrato. Dove ogni misurazione risponde a una domanda praticabile, ogni gap identificato attiva un’azione specifica, e ogni scelta viene verificata nel tempo.
Perché la conoscenza orienta, ma sono le decisioni che muovono le organizzazioni.


