Quando si parla di digital learning oggi, il discorso non è più limitato a piattaforme o contenuti. Dietro un progetto formativo digitale efficace c’è un ecosistema di ruoli e responsabilità: figure distinte che cooperano per generare valore, sostenere competenze e raggiungere obiettivi organizzativi.
Perché i ruoli contano nel digital learning
Un progetto digitale strutturato non nasce dal lavoro di una singola persona, ma da una sequenza di attività in cui si integrano competenze diverse.
Quando queste competenze sono esplicitate e coordinate:
- le linee di responsabilità sono chiare;
- i percorsi formativi sono coerenti con gli obiettivi;
- si evitano sovrapposizioni e ritardi;
- si crea un terreno per misurare progressi e miglioramenti nel tempo.
Nel contesto corporate, l’adozione di soluzioni di e-learning è ormai la norma e, secondo report internazionali, il mercato globale è destinato a crescere in modo significativo: dai 275,86 miliardi di dollari previsti per il 2026 fino a 461,92 miliardi entro il 2031, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 10,86% su un orizzonte di cinque anni.
I ruoli centrali e le loro funzioni
A rendere operativa questa struttura sono alcune funzioni chiave, che nei progetti di formazione digitale aziendale assumono ruoli distinti e riconoscibili.
Instructional Designer (ID)
L’Instructional Designer progetta l’esperienza formativa. Trasforma esigenze e obiettivi in percorsi organizzati, metodologie efficaci e materiali fruibili in digitale. È responsabile di:
- analisi dei bisogni;
- definizione di obiettivi chiari;
- design di attività, interazioni e contenuti;
- coordinamento della coerenza pedagogica.
In pratica, l’ID garantisce che i contenuti non siano solo disponibili, ma funzionali all’apprendimento in un contesto digitale.
Subject Matter Expert (SME)
Lo SME porta conoscenza specialistica. Contribuisce direttamente ai contenuti, ne verifica l’accuratezza, aggiunge casi concreti e assicura che ciò che viene insegnato sia rilevante per il tema o competenza oggetto del percorso.
La sinergia tra ID e SME è la base di contenuti di qualità: il primo organizza e struttura, il secondo fornisce il “che cosa”.
Altri ruoli nell’ecosistema
Oltre a ID e SME, in progetti più articolati si incontrano:
- HR / Learning & Development: definiscono obiettivi formativi e allineano l’attività ai bisogni aziendali.
- Project Manager: coordinano tempi, risorse e progressi.
- Specialisti tecnici / eLearning Developer: realizzano i materiali e assicurano che la tecnologia funzioni.
- Trainer / Facilitatore: accompagnano l’erogazione, soprattutto in modelli misti (blended).
- Support Manager / Community Manager: favoriscono l’ingaggio e l’esperienza dei learner.
Insieme, queste figure formano una catena di responsabilità, dalla definizione degli obiettivi al supporto continuo del partecipante.
Differenza operativa tra Instructional Designer e SME |
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| – L’ID si occupa del come progettare l’esperienza di apprendimento. – Lo SME si occupa del cosa insegnare. Questa distinzione aiuta a evitare confusione di competenze e a rendere più chiaro il processo di produzione dei contenuti. |
I vantaggi di una struttura di ruoli chiara
Quando un progetto prevede ruoli definiti e responsabilità coordinate sono presenti:
- coerenza: i percorsi sono progettati con obiettivi chiari;
- efficacia: ogni contributo è funzionale all’apprendimento;
- efficienza: si evitano duplicazioni o rework;
- sostenibilità: la gestione nel tempo diventa più semplice;
- misurabilità: si possono confrontare output e risultati.
Un design chiaro dei ruoli è quindi un fattore che contribuisce non solo alla realizzazione, ma anche alla manutenibilità e al miglioramento continuo dei percorsi digitali.
Cosa è davvero essenziale nei progetti di digital learning
Non tutte le organizzazioni dispongono della stessa struttura interna per progettare e gestire la formazione digitale. Ciò che cambia, però, non è il bisogno di assessment e apprendimento, ma il modo in cui alcune funzioni vengono presidiate.
In contesti più strutturati, queste funzioni sono spesso distribuite tra team e ruoli dedicati. In assetti più snelli, possono essere accorpate o attivate dall’esterno, senza compromettere la qualità del progetto. La progettazione dell’esperienza formativa, ad esempio, può essere affidata a professionisti specializzati che affiancano l’organizzazione come consulenti metodologici, contribuendo a dare coerenza a obiettivi, contenuti e scelte progettuali.
Allo stesso modo, la gestione dei contenuti non richiede necessariamente competenze verticali interne: aziende di servizi e-learning mettono a disposizione specialisti di materia che supportano la definizione, l’organizzazione e la validazione dei contenuti, soprattutto quando le competenze richieste sono distribuite o molto specifiche.
Questo modello consente di attivare assessment e percorsi di formazione digitale anche in assenza di strutture complesse, adattando l’assetto organizzativo alle risorse disponibili, senza rinunciare a rigore e continuità.
E-learning e PMI: perché investire. |
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| Alcuni dati: Valore del mercato EdTech in Italia: – 2,8 miliardi di euro (+26% rispetto al 2021 – fonte: Osservatorio EdTech, Politecnico di Milano) Aree di maggiore adozione: – scuole e aziende Offerta prevalente: – soluzioni software e piattaforme digitali per educazione e formazione Trend investimenti VC (Italia): +137,5% rispetto al 2021 → l’Italia è una eccezione positiva nel panorama internazionale Investire in competenze digitali non è solo una necessità per grandi realtà: anche le PMI possono trarre vantaggio da percorsi digitali efficienti, soprattutto se strutturati con chiarezza di ruoli e obiettivi. Fonte. https://startupitalia.eu/education/quanto-vale-ledtech-in-italia/ |
Quando conta più la chiarezza che il numero di ruoli
L’ecosistema dei ruoli nel digital learning non è un elemento di complessità fine a sé stesso. È una mappa operativa che permette di distribuire responsabilità, allineare contributi e rendere sostenibile la formazione digitale nel tempo.
Per le PMI, l’obiettivo non è riprodurre tutti i ruoli specialistici di una grande azienda, ma presidiare le funzioni critiche e scegliere modelli di lavoro che favoriscano coerenza, efficienza e continuità.
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