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Il problem solving è la capacità di analizzare una situazione critica, individuare le cause di un problema e trovare soluzioni efficaci in tempi rapidi. Nel lavoro moderno è una delle competenze più richieste perché aiuta team e aziende a gestire complessità, cambiamento e imprevisti.

Cos’è il problem solving nel lavoro

In azienda come nella vita quotidiana risolvere problemi è a tutti gli effetti una skill di sopravvivenza.

Lunedì mattina. Il sistema gestionale va offline a un’ora dal meeting con il cliente, il responsabile è in smart working e nessuno sa dove sia il backup. In quel momento si vede esattamente chi sa fare problem solving e chi no.

Non pensare che problem solving sia sinonimo di “trovare una soluzione qualsiasi”. È un processo strutturato: si parte dalla lettura corretta del problema e si lavora attraverso analisi, ipotesi e scelta informata. La differenza tra problem solving teorico e operativo sta proprio qui: in azienda non si ha il lusso di aspettare la risposta perfetta. Serve una risposta buona abbastanza, presa nel momento giusto.

Nelle organizzazioni questa capacità è diventata strategica. Secondo una ricerca OECD sullo skill gap in 5 paesi europei, l’Italia è al secondo posto per il missmatch tra le competenze richieste e quelle possedute dai dipendenti (il 37% è il dato riportato dalle aziende). Il problem solving è tra le più carenti (il 34% in media). Sempre l’OECD presenta anche i vantaggi nella presenza di competenze sviluppate collegando il problem solving adattivo a maggiore partecipazione al lavoro e salari più alti. Con questi dati, è indiscutibile in quale direzione è conveniente che le organizzazioni pianifichino i loro sforzi formativi.

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Perché il problem solving è una skill strategica
Secondo il report “The State of Organizations 2026” di McKinsey, le aziende più resilienti investono sempre più in capacità cognitive e decisionali per affrontare complessità e cambiamento continuo. In questo scenario, il problem solving diventa una competenza chiave per migliorare adattabilità, collaborazione e qualità delle decisioni.

Le competenze che rendono efficace il problem solving

Non esiste un solo tipo di problem solver. Chi risolve bene i problemi di solito combina più skill, talvolta sviluppate in modo inconsapevole.

Pensiero critico

 Significa non fermarsi alla prima lettura della situazione. Un buon problem solver chiede “perché questo è un problema?” prima di chiedersi “come lo risolvo?”.

Analisi dei dati

I problemi aziendali lasciano tracce. Saper leggere quei segnali, come un calo improvviso nelle vendite, un aumento del turnover, ritardi sistematici in un processo, permette di intervenire prima che la situazione diventi critica.

Comunicazione

Un’analisi brillante che non riesce a farsi capire non risolve niente. Comunicare il problema chiaramente agli stakeholder è parte integrante del processo.

Collaborazione

I problemi complessi raramente hanno una sola soluzione. Quando un team ha prospettive diverse trova strade che il singolo non vedrebbe. Questa è la logica che sta dietro al brainstorming strutturato: non raccogliere idee a caso, ma mettere in campo punti di vista distanti.

Decision making

Il problem solving si conclude solo con una decisione. Analizzare senza decidere è solo analisi, ma decidere senza analizzare è solo fortuna.

Esempi concreti di problem solving in azienda

Ecco come potrebbe essere un’applicazione concreta in diversi scenari aziendali.

Un team HR di una PMI manifatturiera nota un aumento del turnover tra i neoassunti. Invece di intervenire subito sullo stipendio applica la tecnica dei 5 perché che troverai tra poco: il problema emerge al terzo mese, non al primo. La causa è l’onboarding, non la retribuzione. La soluzione costa molto meno di un aumento generalizzato.

Un ufficio commerciale perde tre clienti in sei settimane. L’analisi dei dati mostra che i tre clienti avevano in comune lo stesso account manager e un tipo di richiesta simile. Il prodotto andava bene ma c’era un gap di competenza specifico in quel profilo, risolvibile con formazione mirata.

[Abbiamo parlato dell’importanza della formazione ad hoc anche qui.]

In questi due esempi diversi è sottintesa la stessa logica: definire il problema prima di scegliere la soluzione. In entrambi i casi, il risparmio in termini di risorse, tempo e relazioni, è stato significativo.

Le tecniche di problem solving più utilizzate

  • Il metodo dei 5 perché è il più diretto: chiede “perché?” cinque volte consecutive per arrivare alla causa radice invece di fermarsi al sintomo. Sviluppato da Sakichi Toyoda (inventore giapponese che fondò il gruppo Toyota, inizialmente nato come fabbrica di telai tessili automatizzati), si usa ancora oggi in contesti di lean management e process improvement.
  • Il diagramma di Ishikawa (o causa-effetto) è utile quando il problema è complesso e multi-fattoriale. Visualizza graficamente tutte le possibili cause raggruppate per categoria, persone, processi, strumenti, ambiente, e aiuta il team a non dimenticare variabili.
  • Il brainstorming strutturato prevede regole precise: nessuna critica durante la generazione delle idee, separazione netta tra fase divergente e fase convergente. Senza struttura, il brainstorming produce solo consenso verso l’idea del manager più autorevole in sala.
  • La matrice impatto/sforzo è lo strumento di prioritizzazione: mette in un piano cartesiano le possibili soluzioni in base a quanto incidono sul problema e quanto costano in termini di risorse. Aiuta a scegliere dove agire prima, soprattutto quando le risorse sono limitate.

Come migliorare il problem solving

Il problem solving è una capacità allenabile, anche in maniera trasversale attraverso le altre competenze che lo potenziano.

Allenare il pensiero analitico significa abituarsi a distinguere fatti da interpretazioni in ogni situazione, non solo durante le crisi. Documentare i processi costruisce una memoria organizzativa preziosa: la prossima volta si parte da un punto più avanzato.

Usare dati e feedback in modo sistematico riduce il peso delle opinioni nei momenti di tensione. Confrontarsi con il team durante la risoluzione del problema allarga la capacità collettiva di leggere la complessità. Simulare scenari complessi attraverso workshop, casi studio o giochi di ruolo permette di testare le reazioni del team prima che il problema sia reale.

Il problem solving è una competenza che si sceglie

Non devi avere competenze di management o ingegneria dei processi per affrontare i problemi con metodo. Però ti sarà utile la volontà di fermarti un momento prima di agire e di guardare il problema invece che concentrarti solo sulla soluzione.

Le aziende che investono nella costruzione di skill in modo sistematico, con strumenti, formazione e una cultura che accetta l’errore come parte del processo, costruiscono team più resilienti, più veloci e più capaci di adattarsi.

E nel lavoro di oggi, è esattamente quello che serve.

Strumenti come Skimup aiutano aziende e team a trasformare il problem solving in una competenza concreta e misurabile, attraverso assessment dinamici, formazione personalizzata e percorsi adattabile ai diversi contesti organizzativi.
Se vuoi affrontare problemi complessi devi scegliere lo strumento giusto, che ti consenta di allenare metodo, collaborazione e decisioni efficaci nel tempo.

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